Inizia la settimana del disgusto!

Non vi diciamo di provarlo, ma immaginate, ipoteticamente, di mettere in bocca a un bebè qualcosa di amaro. La sua risposta sarà immediata: bleah! Sputerà subito fuori tutto con un’espressione molto eloquente. È una delle prime risposte emotive che mostriamo quando siamo ancora molto piccoli e forse, in quei primissimi mesi di vita, la più protettiva: il disgusto. È considerato una delle emozioni primarie e ci evita, prima, di inghiottire sostanze nocive e poi quando diventiamo più grandi si rivolge anche verso situazioni, persone, idee e molto altro, assumendo connotazioni morali, oltre che gustative, visive e olfattive e persino tattili (come vi sentite quando toccate qualcosa di viscido?).

Se volete conoscere meglio quest’emozione e come questa è regolata dal nostro cervello, non potete perdere la settimana del disgusto presso lo spazio Trieste Citta della Conoscenza

We want you!

È una delle emozioni umane fondamentali, ci protegge da situazioni potenzialmente dannose e fa parte del nostro linguaggio emotivo, importante per la nostra socialità. Potrebbe addirittura avere una componente genetica ed essere collegato alle nostre facoltà morali. Per questo i neuroscienziati studiano il disgusto con esperimenti. E hanno bisogno di voi: un gruppo di ricercatrici della Sissa e della Temple University di Filadelfia condurrà dal 9 al 17 novembre alcuni esperimenti e cerca volontari. Servono coppie di genitori-figli (6-10 anni per l’età del bambino) disposte a collaborare. È possibile iscirversi agli esperimenti con questo form online: https://forms.gle/rkTd1PaVMJKn7NkZ9. Se volete partecipare o avere maggiori informazioni scrivete a info@triesteconoscenza.it